ago 312013
 
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Io e mio fratello
 

Dopo tre mesi dall’incidente finalmente ieri il mio fratellino ha raggiunto una tappa importante del suo lungo viaggio:
potrà finalmente iniziare a camminare su entrambe le gambe!
Quanta strada e quanti momenti bui …
ma ad ogni tappa raggiunta una grande gioia!
Ce n’è ancora di strada da fare ma se guardi indietro quanta ne hai già percorsa! Prima immobile a letto, poi sulla carrozzella, poi con le stampelle su un piede solo ed ora su due!
Il più è fatto grazie alla tua tenacia e al sostegno costante di Mini e Pino e di chi ti ha dimostrato l’affetto standoti vicino.
Io da qui ho fatto ben poco ma spero in queste ultime due settimane di averti portato un po’ di allegria
e di aver alleggerire anche se di poco il tuo peso :-) 
Sicuramente Lory e Mari hanno “scompigliato” un po’ la routine :-)
La prossima volta che vengo andremo a farci una corsetta in pineta e poi a mangiarci una bella pizza … per mantenere la linea! :-)
TI VOGLIO BENE
Irene

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mar 312013
 
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Buona Pasqua 2013
 

Ed ecco sul tronco
si rompono gemme:
un verde piu’ nuovo dell’erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva gia’ morto,
piegato sul botro.

E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell’acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
piu’ azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c’era.

Specchio – Salvatore Quasimodo

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mar 302013
 
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Quella vecchietta cieca, che incontrai
la notte che me spersi in mezzo ar bosco,
me disse: – Se la strada nun la sai,
te ciaccompagno io, ché la conosco.
Se ciai la forza de venimme appresso,
de tanto in tanto te darò ‘na voce,
fino là in fonno, dove c’è un cipresso,
fino là in cima, dove c’è la Croce…
Io risposi: – Sarà … ma trovo strano
che me possa guidà chi nun ce vede … –
La cieca allora me pijò la mano
e sospirò: – Cammina! – Era fa Fede.

Trilussa

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mar 252013
 
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GESU’

E Gesù rivedeva, oltre il Giordano,
campagne sotto il mietitor rimorte,
il suo giorno non molto era lontano.
E stettero le donne in sulle porte
delle case, dicendo: Ave, Profeta!
Egli pensava al giorno di sua morte.
Egli si assise, all’ombra d’una mèta
di grano, e disse: Se non è chi celi
sotterra il seme, non sarà chi mieta.
Egli parlava di granai ne’ Cieli:
e voi, fanciulli, intorno lui correste
con nelle teste brune aridi steli.
Egli stringeva al seno quelle teste
brune; e Cefa parlò: Se costì siedi,
temo per l’inconsutile tua veste;
Egli abbracciava i suoi piccoli eredi:
-Il figlio – Giuda bisbigliò veloce-
d’un ladro, o Rabbi, t’è costì tra ‘piedi:
Barabba ha nome il padre suo, che in croce
morirà.- Ma il Profeta, alzando gli occhi
-No-, mormorò con l’ombra nella voce,
e prese il bimbo sopra i suoi ginocchi.


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dic 252012
 
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Spendi l’amore a piene mani.

L’ amore è l’ unico tesoro

che si moltiplica per divisione:

e’ l unico dono che aumenta

quanto più ne sottrai.

E’ l unica impresa nella quale più si spende

e più si guadagna:

donalo,

diffondilo,

spargilo ai quattro venti,

vuotati le tasche,

scuoti il cesto,

capovolgi il bicchiere

e domani ne avrai più di prima.

Anonimo

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ott 282012
 
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Lettera a Babbo Natale

 

“Mamma, cosa facciamo oggi?”

“Beh, visto il tempo che fa potreste scrivere la lettera a Babbo Natale, così lui si avvantaggia un po’ di lavoro!”

“Giusto, mamma!”

 

Caro Babbo Natale, lo so che a Natale ci manca ancora 1 mese e mezzo ma per non perdere tempo ti scrivo da subito.

Premetto che questa lettera sarà in evoluzione continua fino a Natale, sia mai mi venisse in mente qualcos’altro da chiedere :-)

Vorrei un’eShop Card da 20.00 €,

2 pacchetti di carte di Pokemon* e 2 di yu gi oh**

*(1 di stirpe dei draghi e 1 di diamante e perla) **(1 starter deck xyz symphony e 1 ritorno del duellante)

La supercar V8 di Lego Technic e il treno passeggeri Lego con le power functions.

La Nintendo Wii U premium pack, New super Mario bros. U, mario kart wii(senza il volante perche ne ho già 2 :-))))) ),sonic generations per 3ds,un 3ds xl*** giapponese con crayon shin chan

***(in giappone lo chiamano 3ds LL)

un HP Envy(te lo chiedo xke è talmente figo ke è un portatile col 3d

Per mia sorella Maria il diario segreto di Barbie, la penna rosa, il nintendo DS lite rosa,le costruzioni lego friends(una qualsiasi perchè tanto le vanno bene tutte)

Per ora mi fermo qui, poi se mi viene in mente qualcos’altro aggiungo :-)

ciao, farò il bravo. Lory

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ago 192012
 
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Maria, Teo e le pecorelle :-)
Figlia mia,
ti guardo ridere contenta,
ti basta così poco 
per gioire …
piccole cose …
Vorrei poter essere come te
avere il cuore bambino
che si stupisce 
e si rallegra per poco …
le delusioni
grandi o piccole che siano
sono sempre lì
in agguato
dietro l’angolo …
senza sconti …
Syren

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ago 142012
 
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SCRIVE LA MAESTRA ROSALBA..
Li chiamo alunni speciali senza retorica, perchè nella mia esperienza di insegnante, dopo l’iniziale incomunicabilità dovuta alla totale inesperienza, (nè i libri nè i professori spiegano come stabilire relazioni significative con l’alunno autistico), con il tempo ho cominciato ha capire che quando in una classe frequenta un alunno autistico, si presenta un occasione irrinunciabile di crescita per alunni e docenti.

Saper comunicare

Il modo di guardare alla realtà dell’alunno autistico è qualcosa che dovremmo imparare tutti. Le loro fobie, le loro paure, le loro passioni, le loro fissazioni… eppure dietro tutto questo si celano persone dolcissime e sensibilissime, che faticano il doppio per esprimere i loro pensieri, per comunicare con i cosidetti “normodotati”.

Al bambino autistico deve essere concesso, più che agli altri, l’ascolto empatico. Di fronte a lui vale mille volte il silenzo, lo sguardo e vale ancora di più il gesto accompagnato dalla voce del cuore. Egli capisce di noi più che dalle parole, da come ci muoviamo, dall’espressione del viso e da come pronunciamo le parole, dal tono della voce.
E’ da loro che ho imparato le tecniche che uso con tutta la classe: far parlare il volto, le mani, il corpo per comunicare gioia, ilarità, approvazione, o al contrario disagio o disapprovazione; giocare con il tono della voce, imprimendo le emozioni non attraverso le parole, ma attraverso il modo con cui le pronuncio.

Da loro ho imparato che non occorre alzare la voce, a meno che non occorra fermare qualcuno in situazione di pericolo. Da loro ho imparato che i bambini anche quando ci sembrano “grandi” cercano il contatto fisico dell’abbraccio. Nella loro sensibilità sanno a chi chiederlo. Il bambino autistico sceglie con istinto notevole le persone con cui vuol comunicare ed evita le persone diffidenti.
Non sono indifesi per la loro condizione, è il “resto del mondo” che non comprendendo la loro natura, li teme e li evita.

Meno immagine e più relazioni vere

Man mano che si cresce si perde la capacità di esprimere con il corpo le emozioni. La cultura di oggi, che ha fatto dell’immagine il primo e più importate modo di presentarsi, sta lentamente cancellando ogni possibilità di espressione vera e significativa per l’individuo. Chi per esprimersi ha bisogno di corpo e gestualità si trova inevitabilmente fuori dal mondo della communicazione affidata più all’apparire che all’essere.
Ed infatti credo che i veri problemi per un alunno autistico comincino dalla scuola Media, una volta schiusosi il guscio prottettivo della scuola Primaria da sempre più attenta a tutti i linguaggi individuali.

Il progetto di vita

Credo che dovremo avere chiare in mente le opportunità di realizzazione per i nostri alunni partecipando “al loro progetto di vita”: la scuola ne fa parte ed è giusto che ad esso si riferisca quando pianifica le proprie attività educative. Il progetto di vita di un alunno non è un problema suo e della sua famiglia, il progetto di vita è prima di tutto un fatto sociale. Ecco perchè la scuola non può sottrarsi alla sua parte nel momento in cui l’alunno frequenta.
E’ un fatto di visioni, di pensare cosa ci sarà dopo. Il solo fatto veramente inclusivo che fa della permanenza a scuola non un fatto occasionale e fisico, ma l’attuazione di un progetto più ampio e condiviso.

 

Fonte: Autismo, l’unione fa la forza

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ago 132012
 
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Lory e Mari

Tu, piccolo del cielo,
che hai preso per sorella gemella
la luce del primo mattino,
tu sei stato portato dalle onde della vita universale
che ti ha infine posato sul mio cuore.
Mentre contemplo il tuo viso,
il mistero mi inghiotte;
tu che appartieni a tutti mi sei stato donato!
Per paura che mi scappi,
ti tengo stretto al cuore.
Quale magia il tesoro del mondo
ha consegnato nelle mie fragili braccia?

Rabindranath Tagore

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ago 072012
 
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C’era una volta un giovane in mezzo a una piazza gremita di persone: diceva di avere il cuore più bello del mondo, o quantomeno del suo paese. Tutti quanti gliel’ammiravano: era davvero perfetto, senza alcun minimo difetto.
Erano tutti concordi nell’ammettere che quello era proprio il cuore più bello che avessero mai visto in vita loro, e più lo dicevano, più il giovane s’insuperbiva e si vantava di quel suo cuore meraviglioso.
All’improvviso spuntò fuori dal nulla un vecchio, che emergendo dalla folla disse: “Beh, a dire il vero.. il tuo cuore è molto meno bello del mio.”
Quando lo mostrò, aveva puntàti addosso gli occhi di tutti: della folla, e del ragazzo. Certo, quel cuore batteva forte, ma era ricoperto di cicatrici. C’erano zone dove dalle quali erano stati asportàti dei pezzi e rimpiazzàti con altri, ma non combaciavano bene – così il cuore risultava tutto rattoppato. Per giunta, era pieno di grossi buchi dove mancavano interi pezzi. Così tutti quanti osservavano il vecchio, colmi di perplessità, domandandosi come potesse affermare che il suo cuore fosse bello.

Il giovane guardò com’era ridotto quel vecchio e scoppiò a ridere: “Starai scherzando!”, disse. “Confronta il tuo cuore col mio: il mio è perfetto, mentre il tuo è un rattoppo di ferite e lacrime.”
“Vero”, ammise il vecchio. “Il tuo ha un aspetto assolutamente perfetto, ma non farei mai a cambio col mio. Vedi, ciascuna ferita rappresenta una persona alla quale ho donato il mio amore: ho staccato un pezzo del mio cuore e gliel’ho dato, e spesso ne ho ricevuto in cambio un pezzo del loro cuore, a colmare il vuoto lasciato nel mio cuore. Ma, certo, ciò che dai non è mai esattamente uguale a ciò che ricevi – e così ho qualche rattoppo, a cui sono affezionato, però: ciascuno mi ricorda l’amore che ho condiviso. Altre volte invece ho dato via pezzi del mio cuore a persone che non mi hanno corrisposto: questo ti spiega le voragini.
Amare è rischioso, certo, ma per quanto dolorose siano queste voragini che rimangono aperte nel mio cuore, mi ricordano sempre l’amore che provo anche per queste persone.. e chissà? Forse un giorno ritorneranno, e magari colmeranno lo spazio che ho riservato per loro. Comprendi, adesso, che cosa sia la VERA bellezza?”

Il giovane era rimasto senza parole, e lacrime copiose gli rigavano il volto. Prese un pezzo del proprio cuore, andò incontro al vecchio, e gliel’offrì con le mani che tremavano. Il vecchio lo accettò, lo mise nel suo cuore, poi prese un pezzo del suo vecchio cuore rattoppato e con esso colmò la ferita rimasta aperta nel cuore del giovane. Ci entrava, ma non combaciava perfettamente.
Il giovane guardò il suo cuore, che non era più “il cuore più bello del mondo”, eppure lo trovava più meraviglioso che mai: perché l’amore del vecchio ora scorreva dentro di lui.

Racconto di Anonimo

 

Lasciare il tempo giusto al tempo di curare le ferite.
Per un po’ la vedrai sanguinare,
poi pian piano il dolore di farà più lento.
Arriverai ad un punto in cui ti abituerai a sentirle ogni tanto tirare
perchè le ferite sono per sempre
ma sarà venuto il tempo in cui avrai accettato il nuovo Te ferito.

Syren

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 Posted by at 14:49
ago 072012
 
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Il mio passato

Spesso ripeto sottovoce
che si deve vivere di ricordi solo
quando mi sono rimasti pochi giorni.
Quello che è passato
è come se non ci fosse mai stato.
Il passato è un laccio che
stringe la gola alla mia mente
e toglie energie per affrontare il mio presente.
Il passato è solo fumo
di chi non ha vissuto.
Quello che ho già visto
non conta più niente.
Il passato ed il futuro
non sono realtà ma solo effimere illusioni.
Devo liberarmi del tempo
e vivere il presente giacché non esiste altro tempo
che questo meraviglioso istante.

Alda Merini

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